Ambrì-Piotta, ci risiamo, ogni anno la solita storia, tante belle parole che con l’arrivare dell’autunno si sgretolano come le foglie che si staccano dagli alberi regalandoci finalmente frescura dopo una calda estate.

I giocatori in parte cambiano, l’allenatore pure, ma i problemi sembrano sempre essere gli stessi: mancanza di precisione sotto porta, difficoltà ad entrare in partita, e bla bla bla…

Non giriamoci intorno, si dica quel che si vuole, ma la squadra dell’Ambrì-Piotta quest’anno ha tutte le carte in regola per giocarsi i play off fino alla fine. Senza “se” e senza “ma”!

Anzi, un “ma” ci permettiamo di metterlo… con quale allenatore ? È ormai consuetudine, quando le cose non vanno per il verso giusto, chiedersi se l’allenatore è quello giusto, ma ci arriviamo per gradi esponendovi perché sarebbe giusto continuare con Kossmann, e perché invece sarebbe meglio cambiare strada. Ed arrivando ad una conclusione diversa dalle due alternative…

LA STAGIONE ATTUALE

Inizialmente solida ma perdente, in seguito meno convincente ma vincente (scusate il gioco di parole), ed ora poco convincente e perdente. Un trend mica troppo ottimistico.

Si continua a ripetere che la stagione è ancora lunga, ma la realtà dei fatti dice che siamo già oltre il 20% delle partite disputate e l’Ambrì-Piotta, che si trova all’ultimo in classifica distaccata di 5 punti dall’8° posto, ha disputato due partite in più di tutte le squadre che la precedono con l’eccezione dei Lions primi.

COSA NON FUNZIONA ?

  • Mancanza di convinzione nei propri mezzi.
  • Difficoltà ad entrare in partita (problema di testa).
  • Power-Play inefficace.
  • Imprecisione sotto porta.
  • Uomini chiave che vanno a pieno regime solo a corrente alterna.

COSA FUNZIONA ?

  • La capacità dimostrata di saper mettere in difficoltà qualunque avversario.
  • Il rendimento di alcuni singoli (Zurkirchen, Fuchs su tutti).
  • Il non perdere la testa dopo aver subito un gol, ed anzi reagire.
  • Il non cercare scuse dopo le sconfitte.

Diciamo la verità, non si è visto solo del negativo ad Ambrì, anzi. Tuttavia la classifica parla chiaro, e di certo dalle parti della Valascia non si può essere soddisfatti.

Come dicevamo, e come sempre in questi casi, il primo a finire sulla graticola è l’allenatore, il cui ingrato ruolo comporta anche quest’incombenza.

PERCHÉ PROSEGUIRE CON KOSSMANN

Perché l’allenatore certamente non è uno sprovveduto, è riuscito a portare il Friborgo Gottéron in finale in un passato nemmeno tanto lontano, ha dimostrato lo scorso anno di saper far giocare la squadra e sembra venire eccessivamente “punito” dagli errori sotto porta di quei giocatori che sono stati messi sotto contratto per far punti.

Inoltre, pur se la parola “progetto” farà storcere il naso a molti, con il buon Hans si è proprio cercato di costruire un progetto; portare la mentalità vincente in una squadra che per anni ha bazzicato nelle zone basse della classifica non è certo un processo semplice e richiede tempo, anche passando attraverso periodi negativi come questo.

PERCHÉ LICENZIARE KOSSMANN

Perché i progressi sono troppo lenti, ed il tecnico pare andare spesso in confusione, dimostrandolo tramite “schizofrenici” cambi di linea a partita in corso, ed un nervosismo a tratti eccessivo che certamente non aiuta a far ritrovare la tranquillità ai giocatori.

Il suo atteggiamento verso alcuni giocatori inoltre pare troppo “personale”; dall’esterno non si capisce ad esempio perché a Stucki non viene data la possibilità di mettersi in mostra mentre altri giocatori, sembrano godere di una fiducia a tratti anche ingiustificata.

E soprattutto, sono molto rari i casi in cui un allenatore in bilico riesce ad invertire la tendenza a lungo termine, ed anzi spesso si assiste ad una lunga ed inesorabile agonia intervallata da qualche segno di vita… fino alla definitiva morte sportiva.

NOSTRA OPINIONE

Il problema, è anche l’allenatore, ma crediamo che non sia il principale responsabile; avevamo scritto già alcune settimane or sono, alla vigilia delle 6 vittorie in 7 partite, che un certo Lars Leuenberger era libero e che quindi se si voleva cambiare rotta andava fatto immediatamente, pur specificando che ad ogni modo andava cambiato non solo l’allenatore ma la struttura della società. Ma andiamo nel dettaglio…

Quello che riteniamo tuttavia il problema principale è la mancanza di coesione tra i reparti della dirigenza fino ad arrivare all’allenatore, e ci spieghiamo: il Presidente Filippo Lombardi ha una fiducia cieca in Ivano Zanatta e Diego Scandella, due uomini su cui ha investito molto e sui quali intende puntare anche nel prossimo futuro.

Si è dunque venuta a creare una situazione di tipo piramidale con il Presidente alla cima, Zanatta e Scandella nel mezzo, ed una base di plebe formata dai giocatori e dall’allenatore (i quali, almeno pubblicamente, sembrano remare nella stessa direzione e decisi ad uscire insieme dalla tempesta).

Purtroppo a nostro avviso il problema sarebbe proprio rappresentato da Zanatta e Scandella, e lo diciamo con dispiacere in quanto li riteniamo ottime persone e profondi conoscitori di hockey su ghiaccio. Però, se si vuole creare una mentalità “vincente”, ecco, questo aggettivo (“vincente”) non ce la sentiamo di metterlo in una frase con i nomi di Zanatta e Scandella.

I due personaggi sarebbero stati certamente più funzionali nell’Ambrì-Piotta del passato, quella che poteva fare del suo settore giovanile, e del lancio dei suoi migliori elementi, un vanto, che partiva con l’obiettivo di valorizzare i giocani e che poi magari si ritrovava pure a prendere parte ai giochi per il titolo.

Ma per costruire una squadra in grado di puntare in alto, i due elementi nominati a nostro avviso non rispondono ai requisiti.

Quindi, se l’obiettivo della società è quello di fare un passo “indietro” e tornare ad essere un club formatore, ben venga la struttura attuale, ma con un allenatore appunto “formatore”, il quale certamente non è Hans Kossmann, e soprattutto con un mercato, in futuro, che dovrà forzatamente essere gestito diversamente.

Se invece l’obiettivo è quello di provare a costruire una mentalità vincente, e noi saremmo favorevoli a questa opzione, allora qualcosa nel mezzo tra la dirigenza e l’allenatore va cambiato.

È infatti frustrante sentire Hans Kossmann, quando interpellato sul mercato, rispondere che “queste scelte competono a Zanatta ed alla dirigenza”. No, l’allenatore deve essere coinvolto!

Certo, dal punto di vista puramente economico la dirigenza deve mettere dei veti, ma riteniamo inconcepibile che il mercato non venga fatto con l’allenatore quale primo consulente.

A Pellettier era stato affidato il doppio incarico, poi ritenuto troppo oneroso (a detta di chi, non si sa, in quanto lo stesso Serge ha più volte dichiarato di poter gestire il doppio ruolo), ma intanto è stato l’ultimo allenatore dell’Ambrì-Piotta nell’ultimo decennio a portare la squadra ai play off!

Alternativamente si può avere un DS, ma che lavori in funzione dell’allenatore, senza creare due blocchi distanti tra loro (quello della dirigenza con il DS, e quello dell’allenatore con i giocatori).

Prendiamo l’esempio del Lugano con Fischer prima e con Shedden poi; non vogliamo entrare nel merito della bontà delle scelte di mercato, ma sia con il primo che poi con il secondo, la dirigenza si è avvalsa della consulenza dell’allenatore per costruire la squadra a sua immagine e somiglianza, cercando di fornigli i mezzi più consoni al suo gioco. E la storia si è ripetuta in questa stagione, con la società che, dopo un mercato svolto con le scorie dell’ex allenatore Fischer, è corsa ai ripari per accontentare il suo allenatore.

Lo riteniamo giusto, eventualmente se ne pagheranno le conseguenze se i risultati non arrivano (come successo con lo stesso Fischer); non si può pensare di costruire qualcosa dando all’allenatore un gruppo costruito da altri, per poi farlo pagare se le cose non funzionano…

Certo, dare tutto il potere all’allenatore sarebbe altrettanto sbagliato, è per questo che la scelta di quest’ultimo elemento andrebbe sempre fatta in base alla mentalità della società stessa!

Insomma, avanti con la mentalità “vincente”, anche in previsione della nuova Valascia che vedrà la luce nei prossimi anni, ma bisogna mettere un pò di ordine nel mezzo… ed avere pazienza!

Anche se questa, è solo la nostra opinione.