Preambolo: classica discussione da bar, a volte ci stà, e ci vuole anche!

Il soggetto ? Le partite di calcio recenti. Sorvolando sui contenuti puramente tecnico-tattici, ci è sembrato di notare una sorta di malinconia sulle tribune, un silenzio che, nonostante a volte possa valere più di mille parole, rende una partita di calcio meno… partita.

Albert Camus, scrittore e filosofo Francese del secolo scorso, non che vincitore del “Nobel per la letteratura” del 1957, disse:

“Non c’è un altro posto al mondo dove l’uomo è più felice che in uno stadio di calcio”.

Ai tempi suoi, lo stadio, era un luogo di aggregazione per le comunità, un sito ove recarsi per guardare i migliori elementi della propria città sfidare le corrispettive di altre regioni con profondo orgoglio cittadino / rionale.

Il seguito attorno al mondo pallonaro era in grande aumento, gli stadi erano ormai diventati luoghi di “culto” sportivo, ed è così che sulla scia dell’entusiasmo si cerca di rendere questi siti sempre più grandi e agevoli perché gli spettatori accorrevano in massa.

(A metà del secolo scorso, l’allora sindaco di Firenze Mario Fabiani, annunciò alla Gazzetta dello Sport la costruzione di un nuovo stadio nella sua città, che avrebbe potuto contenere la bellezza di 120’000 spettatori!)

Di che asciugare una lacrima da sotto le retine oculari, pensando alle medie odierne…

E quì veniamo al prototipo di tifoso moderno, non tutti, sia chiaro!

(Il calcio si regge, fortunatamente, ancora su chi questo sport lo segue con passione.)

L’avvento delle TV, l’aumento delle partite in calendario, la “pigrizia” intrinseca nelle persone, il mercato dei calciatori… hanno fatto sì che l’interesse attorno al calcio è pure aumentato negli anni, ma gli appassionati che si recano nell’arena per il giorno della battaglia, sono in costante diminuzione.

Gli stadi sono diventati sempre più moderni, sempre meno “arene” focose ma piuttosto luoghi dove, a parte la rappresentanza più calda e fedele del tifo (quelli che, per intenderci, “fanno rumore”), alla fine ci si reca più per mostrare la propria presenza sui social network piuttosto che per seguire la propria squadra.

Conseguenze ?

Parecchie. A partire da un ambiente che non è più caloroso come un tempo, ma piuttosto silenzioso. E non solo…

Il classico cervelat e senape, servito su di un piattino di carta con un tozzo di pane raffermo, è ormai diventato uno scandalo.

Si parla ormai di “food & beverages”; che poi alla fine restano i classici cervelat con una fetta di pane pre-riscaldata, ma così appellandoli fa più “cool”… vuoi mettere ordinare un panino “Doumbia” o uno “Streller” ? Poi che siano sempre e comunque farciti con bratwurst e prosciutto non importa… è l’essere “in” che fa la differenza. E se poi ci aggiungiamo un selfie con l’ambito wurstel siamo felici fino a domattina.

A ciò deve essere obbligatoriamente aggiunto un ristorante “à la carte”, non sia mai che qualcuno volesse un piatto di gamberoni di Sanremo per digerire la prima rete subita dalla “propria” squadra (“scusi, mi sa dire il risultato? Ah, c’è lo schermo che mostra la partita nell’altra sala? Grazie.) rimanga deluso…

Dopo il lauto pranzo, con relativo lauto scontrino (alla faccia della crisi, tié!), non può mancare una capatina al centro commerciale che è diventato ormai un “must” attorno allo stadio; effettivamente andare a vedere la partita è solamente una scusa, l’obiettivo della giornata era comprare un paio di calze, magari anche solo per non tornare a casa a mani vuote… se poi ci scappa l’offerta 3×2, un paio le regalo a mio fratello.

E la partita ? Ah, già. Beh, da buon tifoso “moderno”, prima della stessa avrò certamente fatto rifornimento allo “store” della squadra, abbardandomi di ogni ben di Dio che nemmeno un ultrà…

Che poi alla fine poco importa se non conosco nemmeno il giocatore della maglia che ho aquistato, tanto ho visto che quasi tutti ce l’hanno, quindi non rischio di essere preso per idiota.

Si, ok, ma la partita ?

Torniamoci a questi benedetti 90 minuti! Ora che si entra nello stadio, e ci si deve pure sorbire gli insulti delle quattro persone che devono alzarsi per lasciar spazio, il secondo tempo è ormai già a metà del suo corso.

Sperando che la partita non sia tirata fino alla fine, perché altrimenti becco pure la coda di macchine fuori dallo stadio… per precauzione, in caso, ci si avvia con 10 minuti in anticipo, sorbendosi nuovamente le imprecazioni degli stessi quattro attempati signori.

Tanto poi sullo smartphone vedo in diretta il finale… e mentre rincaso mi chiedo, ma non è forse il caso di guardarmela a casa in TV la prossima partita ?

Si, grazie. Con tutto il rispetto, ovviamente.

P.S. ogni riferimento a fatti realmente accaduti, è puramente casuale.

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