Al termine della 25a giornata i riflettori si spengono temporaneamente sugli stadi della Super League Svizzera per lasciar spazio alle amichevoli internazionali, una delle ultime occasioni per prepararsi all’ormai imminente Europeo Francese.

Chi sotto i riflettori invece ci resta sono i direttori di gara, romanticamente chiamati “giacchette nere”: dai più  sono infatti considerati assolutamente inadeguati per un torneo che, nelle intenzioni, vorrebbe proseguire la sua costante parabola di crescita.

Dopo lo scorso fine settimana il fischietto elvetico Sascha Amhof, accusato di aver gestito da principiante la sfida Young Boys-Sion, è stato inviato in Bundesliga Austriaca per dirigere la sfida Altach-Grödig in quanto letteralmente definito dal capo degli arbitri Svizzeri Cyril Zimmermann “Infortunato mentalmente” a seguito delle critiche ricevute.

L’idea, encomiabile nelle intenzioni, ha però avuto l’effetto opposto in quanto il buon Amhof non ne ha azzeccata una nemmeno questa volta ed è stato sommerso dalle critiche per il secondo fine settimana consecutivo, in due nazioni diverse!

Chi invece si è rivelato “profeta in patria” è stato il collega Nikolaj Hänni; purtroppo la sua gestione della sfida Sion-Basilea si è trasformata in un incubo nell’ultimo terzo di partita. E ri-purtroppo, le decisioni errate per il secondo fine settimana consecutivo hanno finito per penalizzare il Sion!

Il momento sarebbe propizio (meglio tardi che mai) per iniziare una discussione costruttiva che coinvolga tutte le parti in causa. Il fine settimana di pausa aiuta in tal senso: non sfruttare l’attimo, rischiando quindi un potenziale incremento di polemiche proprio per l’ultima parte di campionato, sarebbe una sorta di suicidio-sportivo.

Nessuno (o quasi…) pensa alla malafede, quanto piuttosto ad un sistema che non permette agli arbitri di crescere. Di Urs Meier o Massimo Busacca all’orizzonte non se ne vedono, il movimento delle giacchette nere vive un periodo da “encefalogramma piatto” e manca un leader capace di attirare giovani leve a perseguire concretamente la strada per questo ingrato, ma fondamentale, compito.

È pura utopìa credere che episodi come quelli di domenica a Sion, con il direttore di gara costretto ad interrompere una gara per le intemperanze dei tifosi a seguito di errori arbitrali, non si ripetano.

Ma questo non vuol dire che non si possa fare un passo avanti, soprattutto nella comunicazione con i tifosi.

L’introduzione della moviola in campo potrebbe aiutare, ma non sarebbe la soluzione a tutti i mali. Viene l’orticaria solo a pensare cosa potrebbe succedere in caso di un errore dopo l’aiuto di suddetta moviola.

E capiterebbe certamente. Quante volte, pur riguardando un singolo episodio decine di volte al rallentatore, si trovano 10 persone con altrettante opinioni diverse in merito ? E quante volte a mettere d’accordo tutti proprio non ci si arriva ?

Sarebbe allora piuttosto interessante pensare ad un sistema di chiarezza e comunicazione diretta con gli spettatori, unico vero vagone trainante del mondo calcistico.

Dopo una partita un calciatore ha l’opportunità di giustificare un proprio errore davanti alle telecamere, incolpando la zolla di turno o quel raggio di sole che ha osato (maledetto LUI) trapassare le recinzioni dello stadio impedendo una visuale ottimale…

Perché allora un arbitro non può presentarsi, ufficialmente, ed esporre il suo punto di vista ? Perché durante un incontro non si da la possibilità alla “giacchetta nera” di comunicare pubblicamente, come avviene in altri sport, la sua decisione ?

Si è venuta a creare una sorta di battaglia tra arbitri e calciatori, mentre il ruolo dell’arbitro dovrebbe semplicemente essere quello di far rispettare le regole. (Sempre più complesse in realtà… si diceva che una donna non riesce a capire la regola del fuorigioco, ma al giorno d’oggi non è sorprendente trovare uomini appassionati arroventarsi il cervello per capire effettivamente quando è fuorigioco.)

Diamo dunque all’arbitro la possibilità di spiegarsi, di farsi conoscere anche come persona e non solo come quell’uomo nero che ce l’ha sempre con qualcuno. Che poi, se ci si pensa, quel qualcuno è sempre la nostra squadra del cuore…

A tal proposito l’appello è rivolto anche agli arbitri stessi, o meglio a chi li dirige. Non sarebbe l’ora di alzare quella ridicola serranda che li separa dal resto del mondo ?

Sarebbe un primo, importante, passo in avanti.